Pista olimpica di Bob, Cortina

La pista Eugenio Monti

Ho documentato la vecchia pista di bob di Cortina d’Ampezzo, oggi scomparsa. Le immagini che compongono questo lavoro sono diventate nel tempo un archivio visivo di qualcosa che non esiste più: un luogo distrutto per lasciare spazio a una nuova costruzione. La fotografia assume qui il ruolo di testimonianza, di traccia resistente, capace di trattenere ciò che è stato cancellato.

Abbandonata dal 2008, la pista di bob era rimasta sospesa in una condizione di silenzio e inattività. Privata della sua funzione originaria, aveva iniziato lentamente a trasformarsi. La lunga striscia di cemento, un tempo simbolo di velocità, competizione e intervento umano, veniva progressivamente inglobata dalla natura. Muschi, alberi, radici e vegetazione spontanea occupavano crepe, curve e discese, dando origine a una nuova forma di bosco: un ecosistema ibrido nato dall’incontro tra architettura e paesaggio.

In questo processo di riappropriazione naturale, la pista si era trasformata in un monumento nascosto e peculiare, lontano dallo sguardo spettacolare e turistico per cui era stata costruita. Non più infrastruttura sportiva, ma rovina contemporanea; non più luogo di attraversamento rapido, ma spazio di lenta sedimentazione del tempo. La natura non cancellava il cemento, ma lo integrava, dando vita a una convivenza fragile e silenziosa.

Il mio lavoro si colloca in questo intervallo temporale: nel momento in cui il luogo esisteva ancora, ma era già altro rispetto alla sua funzione originaria, e prima che venisse definitivamente distrutto. Fotografare la pista significava osservare una soglia — tra passato e futuro, tra abbandono e nuova imposizione, tra rovina e rinascita. Lo sguardo fotografico si muove con attenzione, cercando di restituire la complessità di questo paesaggio trasformato, senza giudizio, ma con una tensione poetica.

Oggi, che la vecchia pista di bob non esiste più, queste fotografie restano come unica testimonianza di quel momento di equilibrio instabile, in cui la natura aveva iniziato a riprendersi uno spazio imposto. Un paesaggio effimero, ma carico di significato. Un luogo che, pur nella sua precarietà, aveva trovato una nuova identità.

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All photographs are available in limited editions of 5, in different sizes